Così Guido Cavalcanti sognava la sua donna riversa in mezzo ai fiori, forse in un crepuscolo lontano di primavera o d’estate, proprio al “Cennatoio” che, a quanto pare, era la casa dei suoi sogni o la dimora della sua inafferrabile malinconia.
Più sotto, s’udiva, nei giorni chiari d’autunno, la sorgente della Greve che urtava le pietre delle “Stinche Alte”, il grande carcere della Repubblica di Firenze sotto i Medici.
Dentro il sudario delle foglie dove il bosco più fitto le proteggeva, le “Stinche Alte” accoglievano quei cenni che parenti e compari dei carcerati, dal piazzale della Villa, inviavano ad amici e congiunti: da qui il nome “Cennatoio”.
Quei cenni annaspavano nell’aria prima di cadere d’improvviso giù sotto quasi avvolte di oblio e di memoria al contempo.
Al “Cennatoio”, dunque, ritrovavo quella leggenda del tempo che il Chianti, nei mille luoghi del suo vagare da una stagione all’altra, sa conservare come il segreto delle più alte avventure.
CARTA DEI VINI
Gusto: fruttato e asciutto
Grado alcolico 13,5%
Tipo Vino rosso toscano corposo